venerdì, 05 giugno 2009,11:06
Affissa al numero 21 di piazza Indipendenza, una targa di plastica bianca e rossa con la scritta "Firenze Libera - S.p.A." accolse il giorno dopo la denuncia i giornalisti delle maggiori testate nazionali. Al secondo piano, in un ufficio adibito a sede della neonata televisione, presidente e collaboratori si mostrarono da subito fiduciosi di avere la legge dalla loro parte.
Federici spiegò in una conferenza stampa e in un successivo comunicato che la sentenza della Corte Costituzionale del luglio precedente aveva legittimato la trasmissione via etere di emittenti private, avendo abolito gli articoli 1 (conferimento allo Stato del monopolio radio-tv), 183 (necessità di una concessione per effettuare radiotrasmissioni) e 195 (sanzioni penali per la violazione degli altri due articoli) del codice postale, e che quindi Firenze Libera non si sarebbe lasciata imbavagliare dal ministero. "Ci fermeremo solo davanti all'autorità giudiziaria. Ma quale magistrato potrà dare torto a noi e ragione a Togni?".
Inoltre veniva sottolineato che le frequenze utilizzate fino ad allora non avevano provocato in alcun modo interferenze con servizi di pubblico interesse. In ogni caso in futuro sarebbero state utilizzate, come già era successo 24 ore prima, frequenze comprese in quelle assegnate alla tv italiana dalla conferenza di Stoccolma che permettevano, per la sola città di Firenze, di disporre di ben 36 canali liberi.

Si riteneva in sostanza che la denuncia avesse il compito di "intimorire i pavidi" piuttosto che ottenere risultati dal punto di vista legale. E come per dimostrare che quello del Ministro Togni fosse un tentativo destinato al fallimento si continuò a parlare dei programmi futuri della rete.
Era in progetto un terzo numero unico da trasmettere prima del 3 ottobre, data prevista di inizio delle trasmissioni regolari. Si sarebbe trattato di una denuncia "dei mali della città": dalla mancanza d'acqua alle lotte politiche agli scandali urbanistici. Un servizio avrebbe riguardato i privilegi di cui godevano i "potenti dello Stato", da telefono e affitto gratuiti all'utilizzo di auto pubbliche per accompagnare moglie e figli. Venne inoltre detto con soddisfazione che dopo le prime due trasmissioni molti in città avevano chiamato l'antennista per predisporre il televisore alla ricezione del loro canale, segno che l'accoglienza della popolazione era stata più che positiva, come del resto dimostravano le numerose telefonate di sostegno che da ore ininterrottamente arrivavano in sede.

Anche dal punto di vista economico le cose andavano bene. La spesa fino a quel momento era stata inferiore ai 10 milioni di lire, grazie alla collaborazione a titolo praticamente gratuito del personale il cui costo era limitato a qualche rimborso spese e all'affitto delle apparecchiature.

Le reazioni ufficiali del mondo politico furono poca cosa. Probabilmente l'incertezza legislativa e la non ben definita collocazione della rete (si andava dal socialista Vuturo alle posizioni di destra di altri giornalisti) fecero preferire una certa prudenza a dichiarazioni impegnative. Di fatto l'unica voce sfavorevole fu quella di Alessio Pasquini, segretario regionale del Pci, che auspicava un intervento pubblico regionale nel settore, mentre solidarietà venne manifestata da liberali e radicali.

Più di un esperto invece si pronunciò in favore dell'iniziativa.
Paolo Barile, docente di diritto costituzionale all'università di Firenze, affermò che la mancanza in quel momento di sanzioni penali per i privati che violavano il monopolio rendeva priva di senso la denuncia del Ministero.
Di Giovanni Conso, futuro presidente della Corte Costituzionale, venne pubblicato un intervento particolarmente importante su la Stampa del 27 settembre dove il giurista riassunse in maniera semplice ed esaustiva la situazione che si era venuta a creare. In breve, la più volte ricordata sentenza n. 225 aveva letteralmente amputato il codice postale del 1936 e il successivo codice del 1973 (decreto Gioia), con il risultato di sospendere il monopolio statale in materia radiotelevisiva. Il monopolio in realtà veniva riconosciuto non solo valido in linea di principio ma addirittura necessario dal punto di vista tecnico in quanto la Corte, fedele alla linea adottata sin dal 1960, riteneva che il numero limitato di bande di frequenza disponibili in Italia non avrebbe permesso lo sviluppo di una adeguata concorrenza, col rischio di dare vita a un monopolio privato.
In attesa di un chiarimento tecnico definitivo della questione era necessario che entro il 30 novembre fosse portata a compimento la riforma della RAI-TV, sia per la scadenza in quella data della convenzione tra RAI e Stato, sia per adeguare la legislazione alla sentenza che imponeva il rispetto di sette condizioni fondamentali. Solo a quel punto si sarebbero potute ripristinare legittimità e tutela attraverso le norme penali del monopolio pubblico. Ma fino ad allora chiunque avrebbe potuto trasmettere via etere senza rischiare conseguenze.

A complicare ulteriormente la situazione, il 26 settembre Federici e Vuturo in qualità di presidente e amministratore delegato di Firenze Libera querelarono il ministro Togni per una dichiarazione da questi rilasciata dopo la trasmissione del 19: "Avrei potuto farli arrestare, ma non ho voluto". La frase venne interpretata come una minaccia atta a scoraggiare la continuazione dell'attività della rete, si ipotizzava inoltre il reato di abuso d'ufficio dal momento che il potere di ordinare un arresto non era competenza del Ministero delle poste. Ma la denuncia andava anche oltre. Si faceva notare che se nel comportamento di Togni fossero state ravvisate ipotesi di reato "sarebbe opportuno che in sede istruttoria debbono essere assunti i mezzi consentiti atti a comprovare se lo stesso onorevole Togni è soggetto punibile ai sensi e per gli effetti degli articoli 88 e 89 del Codice penale". Articoli che, per la cronaca, contemplavano anche il vizio totale o parziale di mente. Successivamente Togni in una conferenza stampa precisò che la sua dichiarazione era riferita all'arresto delle trasmissioni e non dei responsabili della rete.


Bibliografia:

1 - Corriere della sera n. 220 del 21-9-1974: La battaglia fra Togni e il "libero video" di Firenze di Fabio Felicetti
2 - Corriere della sera n. 225 del 27 settembre 1974: "Firenze libera" querela Togni
3 - Il Messaggero n. 239 del 21-9-1974: La Tv "Firenze Libera" replica: vogliono soltanto intimidirci
4 - La Stampa n. 217 del 27 settembre 1974: Temuta sfida alla "vera" tv
5 - Panorama n. 441 del 3-10-1974: All'ultimo video di Franco Vaselli
lunedì, 18 maggio 2009,17:07
Come già detto, alla prima trasmissione non seguirono reazioni ufficiali da parte delle autorità. L'accoglienza della gente invece fu decisamente positiva, mentre i giudizi negativi erano stati assai limitati.
In questa atmosfera tutto sommato promettente, la seconda volta di Firenze Libera fu annunciata ai giornali che ne riportarono la notizia. Anche i nomi degli "anonimi responsabili" che il 10 agosto precedente si erano mantenuti nell'ombra diventarono di dominio pubblico.

Si scoprì quindi che l'organigramma di Firenze Libera S.p.A. risultava composto dal presidente, avvocato Federico Federici, dall'amministratore delegato, il consigliere provinciale del PSI Achille Vuturo, l'unico fino a quel momento conosciuto in quanto palesatosi come lo speaker che aveva condotto le interviste nel programma del mese prima, il direttore dei servizi giornalistici Roberto Gamucci, il responsabile di pubblicità e pubbliche relazioni Valerio Trentanove, probabilmente un altro giornalista e Mauro Montagni, consulente per la parte tecnica. Due annunciatrici e tre segretarie completavano la piccola redazione.

In una conferenza stampa, tenuta nel pomeriggio del 19 settembre in un ristorante di piazzale Michelangelo, il presidente Federici raccontò la genesi della rete e ne descrisse i progetti futuri. A trasmissioni episodiche come quelle di quei giorni sarebbero seguiti programmi più regolari, inizialmente, a partire dal 3 ottobre, di un ora al giorno, con periodicità bisettimanale che sarebbe diventata trisettimanale dieci giorni dopo. Dalla fine del mese la volontà era di renderla giornaliera.
Come palinsesto di massima si era pensato a un breve notiziario regionale seguito da un dibattito o una conferenza sulla vita e i problemi della città.
L'orario sarebbe rimasto lo stesso, dalle 19 alle 21, per lasciare il trasmettitore del Secchieta disponibile dopo quell'ora alle trasmissioni di Capodistria. C'era poi l'intenzione di ampliare il bacino d'utenza fino a raggiungere l'intera provincia.

Tutti avevano presente che i maggiori problemi sarebbero stati di natura legale: al momento non vi era ancora sufficiente chiarezza sulla possibilità di trasmissione via etere da parte di privati. Dal punto di vista tecnico ed economico invece le cose si presentavano più semplici. Era stata preventivata una spesa di 60 milioni di lire per l'attività della rete fino alla fine dell'anno, e di 20 milioni per una futura stazione radiofonica. I fondi disponibili avrebbero coperto le spese fino al 31 dicembre, poi si sarebbe provveduto con la pubblicità. L'anno nuovo avrebbe visto anche l'arrivo del colore, che si prevedeva avrebbe fatto raddoppiare i costi. Intanto statuto e testata erano stati depositati in tribunale.

Secondo Federici, non esistendo in quel momento una legislazione precisa per le trasmissioni via etere, Firenze Libera agiva in "vacatio legis" e qualsiasi intervento legislativo atto a ostacolare o impedire le sue trasmissioni sarebbe stato impugnato per illegittimità costituzionale. A tal proposito era stata inviata una lettera al presidente della Corte Costituzionale Bonifacio.

La trasmissione della durata di quasi due ore era stata registrata nei giorni precedenti e andò in onda quella sera, vigilia del 104° anniversario della presa di Porta Pia, a partire dalle 19,15. La prima immagine che apparve sugli schermi fu il monoscopio della rete che riproduceva il Perseo di Benvenuto Cellini, con accanto la scritta "Firenze Libera - Radio Televisione Indipendente", mentre in sottofondo si udiva la "Grosse Messe" di Mozart.
Subito dopo, la stessa presentatrice che aveva chiuso il programma del 10 agosto introdusse brevemente la nuova emissione lasciando la parola a un intervento di Vuturo, seguito dall'annuncio dell'altra presentatrice, Maria Luisa Sinatti, di un intervento di Domenico Bartoli direttore de La Nazione, e dell'intervista di Enzo Tortora a Indro Montanelli, direttore de Il Giornale Nuovo.
Poi, dopo un ulteriore annuncio della Sinatti, una tavola rotonda sulla libertà di informazione nel settore televisivo via cavo ed etere moderata da Enzo Tortora, con la partecipazione di Edoardo Speranza per la DC, Valdo Spini per il PSI, Marco Pannella presentato come segretario della Lega Italiana per il Divorzio, i giornalisti Giovanni Lombardi dell'Unità e Giancarlo Masini del Giornale, padre Ernesto Balducci direttore di Testimonianze, Francesco Colonna, segretario cittadino del  Partito Liberale e Peppo Sacchi, presidente di Telebiella e della associazione tv cavo Rete A-21, la stessa che, unica voce di un certo rilievo, aveva espresso ufficialmente un parere negativo sulla prima trasmissione di Firenze Libera. Alla fine del programma nuovamente il monoscopio.

Secondo le cronache un certo scalpore suscitò la presenza di Tortora, che esordì con la frase "La faccia di chi vi parla in questo momento compare sui teleschermi italiani dopo circa cinque anni di assenza". Tortora era stato infatti allontanato dalla RAI nel 1969 dopo un'intervista al settimanale Oggi in cui aveva criticato pesantemente la gestione della tv pubblica.

Per irradiare la trasmissione venne utilizzata una frequenza di 700 megacicli, compresa quindi nella "quinta banda", che poteva essere ricevuta anche con l'antenna dedicata al secondo canale RAI seppure al prezzo di una qualità inferiore della visione. Si calcolarono in circa 5-6000 gli apparecchi sintonizzati da casa, più una piccola folla radunatasi davanti a due televisori installati a piazzale Michelangelo in una visione collettiva disturbata in parte dalla pioggia.

Questa volta le conseguenze ci furono, immediate e pesanti. Mentre a Firenze si trasmetteva, da Roma il ministero delle poste affidava all'Ansa una nota in cui veniva annunciato il ricorso all'autorità giudiziaria. Nel testo era detto che "l'iniziativa di Firenze Libera appare in contrasto con la riaffermata legittimità della riserva dello Stato sulle radiodiffusioni", e venivano espresse preoccupazioni per "l'uso incontrollato di radiofrequenze" che poteva interferire sia con la televisione nazionale, sia con altri servizi di interesse pubblico basati sulle radiocomunicazioni.

Estratti della trasmissione riproposti nel 1995 nel programma di Canale 10 “Casablanca - Storia delle radio e tv privare fiorentine

primo filmato

secondo filmato


Bibliografia:

1 - Filmati tratti dal sito firenzemedia.com
2 - Il Messaggero n. 237 del 19-9-1974: La Tv libera di Firenze entra oggi in funzione di Paolo Berardengo
3 - Il Messaggero n. 238 del 20-9-1974: La Tv "Firenze libera" denunciata dal Ministro delle Poste di M.B.
4 - Il Tempo n. 255 del 19-9-1974: Tele-Firenze: oggi il "via"
5 - Il Tempo n. 256 del 20-9-1974: Denuncia del Ministero PT contro "Firenze TV libera"
6 - La Stampa n. 210 del 19-9-1974: Oggi "Telefirenze" comincia a trasmettere
7 - La Stampa n. 211 del 20-9-1974: E' nata a Firenze la tv cittadina ma Togni l'ha subito denunciata di F.S.
8 - Il Corriere della sera n. 219 del 20-9-1974: "Firenze libera" nasce e il ministero la denuncia
9 - L'Unità n. 258 del 20-9-1974: Stazione televisiva in funzione a Firenze
martedì, 12 maggio 2009,13:19
Ma come era nata questa televisione?
Facciamo un passo indietro e andiamo al 1970, anno di mondiali in Messico, trasmessi dalla RAI nei consueti toni di grigio mentre i principali paesi europei avevano già adottato la televisione a colori.

Mauro Montagni, un noto imprenditore fiorentino impegnato nell'elettronica, decise di vedere e far vedere ai suoi concittadini le partite a colori e a tal scopo installò un rudimentale ripetitore televisivo sul Monte Secchieta, circa 30 km a est della città.
L'esperimento andò a buon fine dal punto di vista tecnico; il ripetitore catturava il segnale SECAM della tv francese Antenne 2, proveniente da Bastia in Corsica, e lo irradiava sopra Firenze. Alle immagini venne tolto l'audio originale sovrapponendo quello italiano della RAI.

Probabilmente nessun fiorentino poté godere dello spettacolo, dal momento che le antenne della città erano puntate sul Monte Serra da cui arrivavano i segnali della tv pubblica nazionale. Né tanto meno si può immaginare che qualcuno disponesse di un televisore SECAM, inutilizzabile in Italia. Resta per ora il dubbio se sin da subito Montagni abbia modificato il segnale in modo da far ricevere le trasmissioni francesi a colori anche in televisori non SECAM, come pare fece in seguito.
Quello che sembra certo invece è che diede una dimostrazione pubblica della sua iniziativa, installando dei televisori nella sede del quotidiano cittadino La Nazione dove invitò alcuni rappresentanti delle autorità.
Finita la dimostrazione arrivarono i guai: la RAI infatti denunciò l'accaduto.

Il pretore di Pontassieve, competente per territorio, condannò Montagni a 40 giorni di prigione e 40 mila lire di multa. Da lì partì una trafila giudiziaria fatta di un'assoluzione in secondo grado e di una condanna definitiva in cassazione, che si concluse 4 anni dopo con l'annullamento della pena in seguito alla già ricordata sentenza n. 225 della Corte Costituzionale. Era quindi perfettamente legale ripetere nel territorio italiano segnali di tv estere.
L'iniziativa di Montagni, che evidentemente voleva dare uno scossone alla stagnante situazione della tv in Italia, aveva in qualche modo contribuito alla prima delle spallate che la Corte Costituzionale dette in quegli anni al monopolio RAI.

A quel punto perché le reti francesi si e quelle italiane no?
Questa domanda se la pose un avvocato fiorentino, Federico Federici, che contattò Montagni proponendogli la creazione di una televisione cittadina. Quest'ultimo accettò e in pochi giorni, con mezzi decisamente limitati, nacque Firenze libera.
Montagni fornì le apparecchiature; ripresi da un'unica telecamera i programmi venivano registrati su un registratore Shibaden a bobine da 1/2 pollice usato per la videosorveglianza, di un tipo tale da risultare incompatibile persino con altri registratori dello stesso modello, tanto che per evitare disturbi il nastro doveva essere letto dall'apparecchio che lo aveva registrato.
Poi, in assenza di un ponte radio tra la sede della tv e il ripetitore, qualcuno si doveva recare in auto sul Monte Secchieta portandosi dietro il registratore per collegarlo fisicamente al trasmettitore da 3W. A questo provvedeva uno dei figli di Montagni, Sandro. Tutto l'apparato, essendo privo di allacciamento alla rete elettrica, veniva alimentato da batterie per camion da 12 volt. E solo dopo il programma poteva essere irradiato, ma prima delle 21, ora in cui iniziavano i programmi di Capodistria alla cui diffusione il ripetitore era dedicato.
Una procedura decisamente farraginosa ma obbligata, comunque indicativa dei sacrifici che all'epoca si era disposti a fare per realizzare simili iniziative.

Mauro MontagniMauro Montagni con la telecamera Magneti Marelli utilizzata per la prima trasmissione di Firenze Libera. Immagine presa dal programma "Casablanca - Storia delle radio e tv private fiorentine" trasmesso da Canale 10 nel 1995, in cui venne rievocata la storia della rete.

Nonostante le difficoltà tecniche e le limitate disponibilità economiche il progetto incontrò il favore di molte persone, ottenendo anche l'appoggio di Enzo Tortora, da anni impegnato in prima linea nella lotta che le tv private stavano conducendo contro il monopolio televisivo del servizio pubblico.
Un ultimo appunto sul nome della rete suggerito nientemeno che da Indro Montanelli. L'aggettivo "libera", che potrebbe far pensare alla libertà dal monopolio RAI, in realtà era riferito alla liberazione di Firenze dai tedeschi avvenuta 30 anni addietro, la cui data era stata scelta per la prima trasmissione della neonata tv; solo successivamente assunse il significato con cui viene oggi ricordato.

Bibliografia:

1 - Intervista a Mauro Montagni trasmessa da Canale 10 nel 1995 visibile su www.firenzemedia.com
2 - Intervento di Fernando Menichini su www.firenzemedia.com
domenica, 19 aprile 2009,09:10
"Una misteriosa stazione via etere celebra la liberazione di Firenze". Così il Corriere della Sera annunciò la prima trasmissione di Firenze Libera, la tv privata passata alla storia della televisione italiana per aver sfidato apertamente la normativa che fino ad allora aveva riservato alla RAI il diritto di inviare segnali televisivi nei cieli nazionali.

Era la sera del 10 agosto 1974 e un certo numero di toscani (da 2.800 a 3.000 secondo le fonti), distribuiti tra Firenze, la provincia di Pisa e la città di Lucca, che avevano un'antenna "con forte convertitore" in grado di ricevere i programmi di Capodistria, ebbero la sorpresa di vedere sul canale 45 UHF, fino ad allora occupato dalla tv jugoslava, le prime immagini in bianco e nero di una nuova e sconosciuta stazione televisiva.

Annunciata da una ragazza bionda, che poi si saprà essere la presentatrice Maria Luisa Sinatti, e introdotta dal consigliere provinciale del PSI Achille Vuturo, che ricordò la strage del treno Italicus avvenuta pochi giorni prima, alle 20,20 iniziò una trasmissione di circa quaranta minuti dedicata al 30° anniversario della liberazione di Firenze.

Il programma era composto da 4 interviste condotte dallo stesso Vuturo rispettivamente a Carlo Ludovico Ragghianti, presidente del CTLN (Comitato Toscano Liberazione Nazionale), al presidente della Provincia Luigi Tassinari, al sindaco di Firenze Luciano Bausi e al presidente della Giunta regionale toscana Lelio Lagorio. Al suono di "Bella ciao" vennero rievocate le drammatiche giornate dei combattimenti che interessarono la città e che ebbero il culmine con la cacciata dei tedeschi e l'insediamento l'11 agosto del nuovo governo cittadino a Palazzo Medici Riccardi. Immagini di archivio fornite dall'Istituto storico della resistenza intervallavano le interviste, mostrando scene di combattimenti e le rovine causate dai bombardamenti.
Le testimonianze dell'epoca parlano di audio e video di qualità perfetta, solo per un attimo disturbati durante l'intervista a Bausi.
Al termine, un'altra annunciatrice (che non sono riuscito a identificare) ringraziò chi aveva partecipato e contribuito a realizzare la trasmissione. Subito dopo iniziarono le regolari trasmissioni serali di Capodistria, che partirono come di consueto dalle 21, con un film a colori.

A quel punto nessuno era a conoscenza di chi fossero gli autori, né da dove e come fosse stato irradiato il programma; successivamente lo stesso Vuturo, l'unico dei responsabili ad essersi esposto, spiegò brevemente che la trasmissione era stata registrata su nastro e trasmessa dal ripetitore di Monte Secchieta. La confusione per po' restò tale che l'Unità del giorno dopo attribuì la paternità a "corrispondenti della radio jugoslava di Capodistria".
L'unica cosa apparsa chiara era la volontà degli autori di tentare questa avventura sulla spinta data alla legislazione del settore dalla celebre sentenza della Corte Costituzionale n. 225 del luglio precedente, che aveva stabilito la incostituzionalità delle norme che vietavano, tra l'altro, la ripetizione via etere di programmi televisivi esteri, pur mantenendo per l'Italia il monopolio RAI. Un tentativo obbligato (l'installazione di una tv via cavo era molto costosa e probabilmente proibitiva per Firenze, dove la concentrazione di opere d'arte avrebbe reso impossibile ottenere i necessari permessi dalla Sovrintendenza) effettuato quindi in una situazione piuttosto fluida, che aveva lo scopo di "tastare il polso ai politici" per vedere quali e quante reazioni ci sarebbero state. Se i progetti fossero andati in porto sarebbe nata una televisione che avrebbe servito tutta la Toscana, aumentando l'offerta culturale fino ad allora limitata alla televisione pubblica.

Forse inaspettata, la prima reazione ufficiale però non fu da parte delle istituzioni ma di alcune tv via cavo. Infatti, al termine di una riunione tenuta presso "Tele Piombino Costa Etrusca" dai rappresentanti dell'associazione nazionale tv via cavo Rete A-21, venne diffuso un comunicato di netta condanna dell'iniziativa, specificando che l'associazione non aveva nulla a che fare con quell'avvenimento, e che si dissociava e disapprovava "le decisioni degli anonimi fiorentini che, superando le democratiche decisioni della Corte Costituzionale in materia, suonano ingiustificata provocazione per le leggi in vigore e compromettono la serietà della battaglia sinora portata avanti per la libertà d'informazione sancita dall'articolo 21 della Costituzione"
E' facile leggere in queste righe la preoccupazione di chi, avendo già avuto a che fare con i sequestri, le chiusure degli impianti e le denunce, conduceva da tempo una battaglia mirata alla libertà di parola nel nostro paese, e che probabilmente temeva che una iniziativa del genere fosse troppo azzardata e si sarebbe ritorta contro tutte le televisioni private.

Da parte istituzionale invece non vennero registrate reazioni, e ciò probabilmente incoraggiò i misteriosi responsabili a continuare nelle settimane successive la loro avventura.

Ecco un estratto della storica trasmissione, riproposto nel 1995 nel programma “Casablanca – Storia delle radio e tv privare fiorentine”, trasmesso da Canale 10 e disponibile sul sito Firenzemedia


    


Bibliografia:

1 - Corriere della sera del lunedì n. 31 del 12-8-1974 - “Una misteriosa stazione via etere celebra la liberazione di Firenze” di Fabio Felicetti
2 - Il Tempo del 12-8-1974 – “TV libera, ma via-etere al canto di “Bella Ciao”
3 - L'Unità n. 219 dell'11-8-1974 - “Trasmissione TV via etere per 2.800 apparecchi a Firenze
4 - www.firenzemedia.com
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mercoledì, 25 marzo 2009,08:56
La TV per sport
La storia della televisione può essere affrontata da tantissime prospettive ma stranamente in Italia quella dello sport e sempre stata poco considerata. Eppure lo sport è un potente catalizzatore, capace di radunare folle immense, come dimostrano gli indici di ascolto dei più importanti eventi sportivi.
Lo sport è stato infatti l'occasione per attirare telespettatori, sia da parte della RAI che delle private, per introdurre nel nostro paese le prime dirette e trasmissioni a colori, per permettere a Fininvest di lanciare il primo vero assalto al monopolio della tv pubblica con il Mundialito del 1980, e ancora oggi resta una calamita efficacissima con cui le pay tv acquisiscono spettatori paganti.

A raccontare tutto questo e molto di più c'è oggi il libro La TV per sport di Pino Frisoli, pubblicato nel 2007 dalle Edizioni Tracce. Con uno stile diretto e privo degli orpelli che appesantiscono troppo spesso i saggi storici, l'autore rievoca la storia dello sport nella televisione in lingua italiana, partendo dalle prime radiocronache degli anni 20'-30' per arrivare all'attualità, che vede distribuiti gli eventi sportivi nei mille rivoli in cui è oggi frammentata l'offerta televisiva tra canali terrestri, free e a pagamento, e tv satellitare.
E lo fa riuscendo nello stesso tempo a essere diretto ma coinvolgente tanto da far interessare alla lettura anche chi, come me, non è mai stato attirato eccessivamente dallo sport sul piccolo schermo.

Il libro è strutturato in tre capitoli: "Gli anni del bianco e nero", "Dal colore alla fine del monopolio", "Molte tv, molto sport", a loro volta suddivisi in brevi paragrafi, ciascuno dei quali basato su un determinato argomento. E' notevole la capacità dell'autore di concentrare in poche righe una mole di informazioni e curiosità quale è difficile trovare in opere divulgative, e nello stesso tempo di riuscire a mantenere una prosa attraente, lontana dalla freddezza in cui si potrebbe cadere elencando cifre e numeri. Che dietro questo lavoro ci siano grande passione e competenza è evidente.

Se il libro avrà il successo di vendite che merita non è utopico sperare in futuro in una seconda edizione a tiratura nazionale in cui venga approfondito ulteriormente l'argomento che, data la sua vastità, si presta costantemente ad aggiornamenti e nuove scoperte.
Ma La TV per sport è già oggi un'opera imperdibile e non dovrebbe mancare nella libreria di qualsiasi appassionato di sport, di televisione e non solo.

Maggiori dettagli sul libro e sulle modalità di acquisto si possono trovare nel blog dell'autore.
venerdì, 06 marzo 2009,08:34
Televercelli fu la terza rete libera nata in Piemonte dopo le storiche Telebiella e Teletorino. Naturalmente via cavo, come era normale all'epoca
Fu, a dire il vero, una nascita affrettata: i piani prevedevano le prime trasmissioni tra novembre e dicembre 1974, ma un imprevisto fece accellerare i tempi in modo vertiginoso e la prima emissione risultò avere la data del 23 settembre di quell'anno.

La rete nacque per iniziativa di Mimmo Catricalà, 36enne proprietario di un negozio di dischi, che si diede da fare sin dal marzo precedente con mezzi modesti ma con molta iniziativa. Costituì una squadra di quattro redattori, uno speaker e due annunciatrici, registrò la testata in tribunale il 14 agosto e si dotò dei mezzi necessari per garantire l'attivita. All'epoca dell'esordio la rete disponeva di un video registratore portatile per i servizi esterni, un video master e due telecamere da un quarto di pollice, non molto ma sufficiente per iniziare.

Per scoprire il motivo dell'anticipo delle trasmissioni si deve risalire alla 13ma Sagra del riso di Vercelli. La manifestazione venne ripresa dalla già nota Telebiella e durante una delle riprese Enzo Tortora, che collaborava con la rete di Sacchi, informò il pubblico che di lì a poco sarebbe entrata in funzione una emittente chiamata Televercelli libera. Catricalà presente tra il pubblico salì sul palco delle autorità affermando che l'unica rete di Vercelli era la sua, e che avrebbe iniziato immediatamente l'attività.
Dell'ipotetica Vercelli libera non ho trovato notizie, resta quindi il dubbio di cosa si trattasse veramente. Vennero ipotizzate manovre di qualcuno con fini speculativi e politici; si ricordò tra l'altro che nei mesi precedenti ci fù un "tentativo di abboccamento da parte di un gruppo politico di destra", rifiutato per poter mantenere la rete libera da influenze e al servizio di tutta la città.
Venne rifiutata anche una proposta di collaborazione con Telebiella per la stessa voglia di indipendenza totale.

Dunque, alle 18:15 del 23 settembre 1974, Televercelli inaugurò le trasmissioni con uno schermo in via Duchessa Jolanda dove aveva sede al numero 27, replicando subito dopo alle 21:30 in Piazza Cavour.
Fu letto un comunicato che spiegò la situazione, dovuta a circostanze impreviste che avevano costretto ad anticipare i tempi, scusandosi quindi per gli inevitabili problemi dovuti al carattere sperimentale della trasmissione. Pare infatti che il risultato sia stato "piuttosto deludente", ma il numeroso pubblico apprezzò ugualmente l'iniziativa dimostrando che la voglia di tv locale era ben presente.
Catricalà dichiarò che nei mesi successivi la rete avrebbe dimostrato il suo potenziale, annunciando tra l'altro inchieste che avrebbero fatto "saltare sulla sedia gli spettatori", degne di una rete che aveva l'obiettivo di essere presente in tutta la provincia.

Sebbene in quel momento Televercelli non avesse alcun abbonato e fosse del tutto priva di pubblicità la cosa andò avanti. Catricalà fondò l'anno successivo una stazione radiofonica, Radio City Vercelli, e quando le condizioni lo permisero, nel 1976, passò all'etere. La rete televisiva chiuderà alla fine degli anni 70' e Catricalà da quel momento si dedicherà esclusivamente alla radio.

Bibliografia:
La Stampa n. 214 del 24 settembre 1974 p. 11: Nata in fretta "Televercelli" terza emittente del Piemonte di Eros Mognon
http://www.storiaradiotv.it/TELEVERCELLI.htm
domenica, 01 marzo 2009,14:30
La prima moviola televisiva

Chi cerca la data di nascita della moviola applicata allo sport in Italia risale invariabilmente al 22 ottobre 1967. Quel giorno, nel derby Milan-Inter, un tiro di Rivera colpì la traversa, il pallone rimbalzò sul campo e venne calciato fuori. L'arbitro convalidò con molti dubbi ma la sera successiva la RAI mostrò l'azione incriminata, dimostrando che la palla non era entrata completamente. Il gol non c'era.
Questa è la storia ufficiale, fino a ora universalmente accettata.

In realtà il primo uso della moviola per dirimere azioni controverse su un campo di calcio risale a parecchi mesi prima, precisamente al 22 gennaio 1967, per merito (o colpa, se vogliamo) della storica trasmissione Domenica Sportiva.

Quel giorno, al 7' minuto della ripresa, una punizione dalla destra dello juventino Menichelli sorvolò l'intera difesa laziale giungendo a pochi metri dal montante opposto, dove De Paoli entrando al volo di destro gettò il pallone sotto l'incrocio dei pali. Questo però rimbalzò sulla parte superiore della rete tornando in campo nelle mani del portiere Cei che rilanciò immediatamente in avanti. Mentre i giocatori juventini resisi conto del gol iniziavano a esultare l'azione continuò, con l'arbitro De Marchi che con larghi cenni delle mani intimava di proseguire. A quel punto scoppiò il consueto caos fatto di proteste rivolte al direttore di gara. La virulenza deve essere stata tale che De Marchi, dopo aver fermato il gioco, finì per consultarsi con il guardalinee che però sembrò confermare l'inesistenza del gol. Niente da fare per la Juventus e partita che continuò, terminando ufficialmente a reti inviolate.

Ma quella sera, come detto, la Domenica sportiva condotta da Enzo Tortora mostrò almeno 4 volte alla moviola l'azione incriminata, utilizzando in trasmissione questo strumento fino ad allora riservato al montaggio dei servizi. Si vide così, come nella foto (Il Corriere della sera del 23 gennaio, ma pubblicata anche da altri quotidiani) ripresa da un fotogramma mostrato in tv, che il pallone era entrato per intero. Nel fotogramma successivo il pallone verrà coperto completamente dalla traversa mentre lo juventino Cinesinho solleverà le braccia in segno di esultanza.
Il gol c'era e la televisione aveva fatto giustizia. Ma aveva anche dato il via a una serie di polemiche che arrivarono a toni molto pesanti: da una parte le dichiarazioni di Vittore Catella, presidente della Juve, che lamentava continue decisioni arbitrali contro la sua squadra che finivano per favorire indirettamente l'Inter; dall'altra le risposte di Herrera e Moratti, i quali, respingendo le accuse al mittente, facevano osservare che se la tv avesse dedicato uguale spazio al calcio dato dal portiere juventino Anzolin al laziale Mari nel primo tempo, gli italiani avrebbero notato l'esistenza di un rigore per la Lazio e magari di un cartellino rosso per l'estremo juventino. Naturalmente si scatenarono gli editorialisti, che tra accuse all'arbitro di aver falsato il campionato e richieste di modifiche regolamentari (arbitro per la linea di porta, diversa forma delle reti ecc.), dettero il meglio di se stessi. Si può notare come malgrado siano passati 42 anni nel mondo del calcio italiano non è cambiato poi molto.

Lasciando a persone più esperte di me la storia del calcio e le discussioni tra tifosi e ritornando alla storia della televisione, si può affermare che questa è stata dunque la prima volta della moviola in tv, come scritto dal Messaggero di Roma di due giorni dopo: "la quale (televisione) per la prima volta ha ripreso un episodio incriminato al rallentatore".


Bibliografia:
Il Messaggero n. 23 del 24 gennaio 1967
La Stampa n. 19 del 24 gennaio 1967
La Stampa n. 20 del 25 gennaio 1967
La Stampa n. 21 del 26 gennaio 1967
Il Corriere della sera del lunedì n. 4 del 23 gennaio 1967
Il Corriere della sera n. 19 del 24 gennaio 1967
Il Corriere della sera n. 20 del 25 gennaio 1967
Il Corriere della sera n. 21 del 26 gennaio 1967
Il Corriere della sera n. 22 del 27 gennaio 1967
Il Tempo n. 22 del 23 gennaio 1967
Il Tempo n. 23 del 24 gennaio 1967
Il Tempo n. 24 del 25 gennaio 1967
giovedì, 26 febbraio 2009,21:30
Le prime televisioni libere furono praticamente tutte via cavo per un motivo semplicissimo: il Codice Postale, base della legislazione del Ministero delle poste e comunicazioni, risaliva al 1936 e non contemplava la televisione, allora limitata a qualche sperimentazione. Di conseguenza non impediva esplicitamente la trasmissione di programmi televisivi su cavo. Questo non vuole certo dire che i primi tentativi ebbero vita facile, tutt'altro, ma il fatto di poter disporre di un appiglio legale rendeva la cosa meno problematica.
 
Il discorso era diverso per la tv via etere, esistendo il monopolio RAI sancito dalla convenzione del 1952 che riservava le frequenze disponibili al servizio pubblico. Situazione legittimata dalla sentenza n. 59 del 13 Luglio 1960 della Corte Costituzionale, che per la limitata disponibilità di frequenze aveva ipotizzato il rischio di monopolio privato se fossero intervenuti altri soggetti oltre alla RAI. Nonostante tutto col passare degli anni ci furono tentativi anche in questo campo.

Il terzo caso in Italia di televisione libera via etere fu Tele Superba, emittente di Genova dalla vita brevissima che stabilì comunque un record: quello di aver mandato in onda la prima trasmissione a colori non sperimentale dal territorio nazionale, precedendo di oltre due anni la RAI.
La rete aveva la sede in via Roma 7, non disponeva di giornalisti e personale specializzato e non aveva in programma di basarsi su informazione o politica, volendo limitarsi all'intrattenimento con spettacoli musicali, show, film e telefilm acquistati all'estero, in Svizzera e negli USA.
Era rappresentata da due avvocati genovesi, Gino Eandi ed Eugenio Porta. Quest'ultimo, nome storico dell'emittenza privata italiana, non si limitò a questa breve esperienza ma difese instancabilmente i diritti delle emittenti dell'epoca nei numerosi processi che le videro protagoniste, contribuendo in modo sostanziale alla liberalizzazione definitiva del panorama televisivo italiano.

L'inizio delle trasmissioni ebbe luogo il 1 ottobre 1974. La rete sfruttava il ripetitore della tv Svizzera di Monte Penice e utilizzava anche un furgone per le riprese mobili, simile a quelli fino a quel momento utilizzati solo dalla tv pubblica. Il sistema di trasmissione scelto era il tedesco PAL, lo stesso che poi venne adottato dalla RAI, e il costo totale degli impianti sfiorava i 50 milioni di lire dell'epoca, superiore a quello di una tipica tv via cavo.

La reazione del Ministro delle Poste Giuseppe Togni non si fece attendere: il 3 ottobre con un telegramma urgente alla procura della Repubblica di Genova denunciò l'esistenza di questa rete. Ci fu qualche intoppo "tecnico", in quanto inizialmente non si riuscì a stabilire se il caso fosse di competenza della procura o della pretura, ma in breve la legge fece il suo corso e Tele Superba quasi certamente chiuse di lì a poco i battenti.

Anche di questa rete sembrano restare solo poche tracce nelle fonti dell'epoca;  chiunque abbia vissuto quell'iniziativa o sia a conoscenza di ulteriori notizie può, se ne ha voglia, contribuire a chiarire la situazione.


Bibliografia:
La Stampa, n. 223 del 4 ottobre 1974 pag. 9 - Indagini a Genova per "Tele-Superba"  di P. L.
www.storiaradiotv.it/TELE%20SUPERBA.htm
www.storiaradiotv.it/EUGENIO%20PORTA.htm
venerdì, 20 febbraio 2009,09:30
Alla fine di novembre del 1974, nel periodo compreso tra la sentenza n. 225 del 1974 della Corte Costituzionale che di fatto minava dalle fondamenta il monopolio televisivo della RAI, e la successiva legge 103 del 1975, che tentò di mettere una pezza al vuoto legislativo, regolamentando tra l'altro le modalità con cui potevano essere installate televisioni via cavo, TV Cuneo iniziò una serie di trasmissioni sperimentali. Per 40 giorni, grazie a un "cavo volante", andarono in onda film, documentari, inchieste, dibattiti e sport. Evidentemente questi programmi non vennero visti da alcuno al di fuori della televisione, ma furono utili comunque per permettere la formazione tecnica del personale.

All'inizio del 1975 i tempi sembrarono maturi e la società Pr-Tv proprietaria della rete (sede in piazzale Libertà 1) annunciò l'inizio di trasmissioni regolari a partire dal 24 febbraio. Per garantirsi un percorso il più possibile liscio, e in linea con le capacità economiche e tecniche dell'emittente, venne stilato un vero e proprio piano d'azione estremamente dettagliato.

Secondo il progetto iniziale la città doveva essere divisa in sette aree:
1 - piazza Torino, corso Giovanni XXIII, corso Garibaldi, piazza Galimberti, corso Soleri e corso Kennedy
2 - corsi Nizza, Garibaldi, viale Angeli, corso Brunet
3 - corsi Nizza, Giolitti, IV Novembre, Soleri
4 - piazza Europa, corsi Nizza e Vittorio Emanuele, viale Angeli, corso Brunet
5 - piazza Europa, corsi Nizza, Ferraris, Monviso e Giolitti
6 - viale Angeli, corsi Nizza e Vittorio Emanuele, piazza d'Armi
7 - corsi Monviso, De Gasperi, Ferraris e Nizza
Ogni area sarebbe stata servita da una rete di cavi coassiali, la prima ad essere coperta quella che al 17 febbraio avrebbe garantito il maggior numero di adesioni, le altre a seguire.
Inizialmente era possibile optare per un allacciamento definitivo, al costo di 30-35.000  lire (ridotto a 25.000 per i privati nel periodo di lancio, 40.000 per gli esercizi pubblici), oppure ci si poteva collegare al cavo volante installato per le trasmissioni sperimentali al costo di lire 5.000 più cauzione, a patto però di trovarsi entro e non oltre i 200 metri di distanza. Era previsto un canone ipotizzato tra le 7500 e le 9500 lire annue, ma a partire dal 1976, fino ad allora il servizio sarebbe rimasto gratuito.

Per garantire la massima pubblicità all'iniziativa la Pr-Tv spedì una lettera ad ogni famiglia di Cuneo, con le informazioni su programmi e costi. Le trasmissioni avrebbero occupato 5 giorni ogni settimana, presumibilmente nelle ore serali, e i programmi si sarebbero basati anche sulle preferenze espresse dal pubblico attraverso un questionario distribuito alla popolazione. Tra le opzioni previste c'erano un videnotiziario locale, comunicati della pubblica amministrazione, rassegna stampa quotidiana, rubriche per donne e bambini, rilevamenti bisettimanali dei prezzi direttamente nei negozi, inchieste e dibattiti di interesse locale, film e sport. Dai programmi suggeriti si nota in modo chiaro come l'intenzione di TV Cuneo fosse quella di basarsi principalmente sulle necessità del proprio bacino d'utenza, proponendosi quindi come fornitore di servizi che la tv pubblica non avrebbe mai potuto dare nella configurazione esclusivamente nazionale che aveva all'epoca.

Anche di questa iniziativa non ho attualmente notizie ulteriori, non so quindi se le trasmissioni ebbero mai inizio e quanto durarono.
In questa pagina  si nomina una TV Cuneo via cavo fondata da Sauro Burelli nel periodo che ho indicato, ma anche qui non si specifica se le trasmissioni ci furono. In attesa di reperire ulteriori fonti invito chiunque abbia notizie, magari abitanti di Cuneo che hanno ricordi diretti di quell'esperienza, a scrivere per cercare di chiarire quale fu il destino di questa iniziativa.
 
Bibliografia:
La Stampa, n. 34 del 11 febbraio 1975 pag. 11 - TV-Cuneo via cavo canone di 7500 lire di N.M.
La Stampa, n. 35 del 12 febbraio 1975 pag. 15 - Programmi '75 gratuiti per la tv-cavo cuneese di N.M.
Pagina su Cuneo Uno TV da www.storiaradiotv.it
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domenica, 08 febbraio 2009,07:49
Sono costantemente alla ricerca di palinsesti, articoli, adesivi e qualsiasi altra cosa riguardi la televisione in lingua italiana dalle origini al 1990. Chiunque possieda giornali o riviste dell'epoca e sia disponibile a inviare scansioni di pagine può scrivermi a telememorie@splinder.com indicando quello che ha.

Va bene tutto, dalle semplici guide tv, a singoli articoli di quotidiani, a piccoli estratti che parlano di televisione in articoli che trattano tutt'altro; a volte quello che può sembrare trascurabile diventa importante per chi è appassionato dell'argomento.

Se poi avete del materiale, ma non volete o potete scansionarlo, mi basta anche l'indicazione di cosa è e dove si trova.

Attenzione: non compro niente, a meno che non si tratti di materiale poco conosciuto o di vendite "a peso", magari c'è chi ha una soffitta da svuotare e non sa dove buttare qualche chilo di carta :-)

Grazie anticipate a chi vorrà partecipare.


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